lunedì 31 dicembre 2007

PERCHE'?

2007 PERCHE'
-----------

PERCHE'SI CONTINUA A TASSARE I REDDITI DEGLI OPERAI E DI TUTTI QUELLI CHE GUADAGNANO MENO DI 15.000€ L'ANNO?

PERCHE'DOBBIAMO PAGARE L'ICI SULLA PRIMA CASA?

PERCHE'ESISTE LA TASSA DI POSSESSO DI UN TELEVISORE?

PERCHE' NAPOLI E' PIENA DI SPAZZATURA E NESSUNO TROVA IL MODO DI RIPULIRLA?

PERCHE' MANDIAMO I NOSTRI SOLDATI A GIRO PER IL MONDO QUANDO ANCORA OGGI ABBIAMO PIU' DI CENTO MORTI AMMAZZATI PER MAFIA E CAMORRA?

PERCHE' DOBBIAMO SOPPORTARE AL POTERE POLITICI CON CONDANNE DEFINITIVE?

PERCHE' NELLE CARCERI NON SI FANNO LAVORARE I DETENUTI?

PERCHE' I RESPONSABILI DI APPALTI NON ANDATI A BUON FINE O DI OPERE INIZIATE E MAI FINITE ,NON VENGONO PERSEGUITI ANCHE DOPO,AL TERMINE DELLA LORO LEGISLATURA ,INSIEME CON QUELLI CHE LA CONTINUANO?

PERCHE' SI CONTINUA A SPRECARE TUTTO COME SE LA TERRA AVESSE FILONI INESAURIBILI?

PERCHE'L'INFORMAZIONE E' SOLO NELLE MANI DEI VENDUTI?

PERCHE' GLI STRANIERI CHE ENTRANO IN ITALIA E NON RISPETTANO LE REGOLE NON LI RISPEDIAMO AL MITTENTE?

PERCHE'LE TASSE PIU' I CONTRIBUTI PER LE PICCOLE ATTIVITA' IMPRENDITORIALI ARRIVANO OLTRE IL 60%?

PERCHE' C'E' UNA TENDENZA PATOGENA A COMPLICARE SEMPRE PIU' LE COSE,INVECE CHE A SEMPLIFICARLE?

PERCHE' IN OGNI GOVERNO C'E' UN RICCO CONTRIBUTO DI SADICI MALATI DI MENTE TENDENTE AD ARRICCHIRE DI NUOVE INUTILI LEGGI IL PAESE?

PERCHE' ANDREOTTI E COMPAGNIA BELLA NON SE STANNO A CASA A GIOCARE COI NIPOTINI?

PERCHE' SONO SCOMPARSI I SAGGI E SONO RIMASTI SOLO
I MASCALZONI?

PERCHE' TANTA GENTE SI DROGA?

PERCHE' I GOVERNI FANNO FINTA DI NON VEDERE I TRAFFICI DI COCAINA E LA PROSTITUZIONE?

PERCHE' NON ESITE UNA LEGGE CHIARA ED EFFICIENTE SULLE BANCHE E SULLA GARANZIA DEL RISPARMIO?

PERCHE' TANZI E COMPAGNIA BELLA, NON SONO RIMASTI NELLE PATRIE GALERE FINO AL 2024?

PERCHE' SI PERMETTE A UN UOMO PADRONE DI TUTTO DI CANDIDARSI PRESIDENTE?

PERCHE'LA SCUOLA NON INSEGNA PIU' NIENTE?

PERCHE' NON LI MANDIAMO TUTTI A .
PERCHE' SI FINANZIANO I GIORNALI CON 700 MILIONI DI EURO?

giovedì 13 dicembre 2007

E alla fine la Camera tagliò i tagli

E alla fine la Camera tagliò i tagli
I deputati sopprimono il tetto agli «stipendi d'oro» dei manager pubblici

Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Eppure, dopo tante retromarce nella sbandierata moralizzazione avviata solo per placare l'indignazione popolare, pareva che almeno questo principio fosse acquisito: chi lavora per la sfera pubblica (dai ministeri alle Regioni, dalle aziende di Stato alle municipalizzate) non deve avere buste paga, liquidazioni e pensioni troppo alte. Per mille motivi. Perché le nomine sono spesso dovute non alle capacità professionali ma alle amicizie giuste. Perché in cambio di certi appannaggi non viene chiesta talora efficienza ma piuttosto «gentilezze» al partito di riferimento. Perché nel mondo privato, tirato in ballo a sproposito, chi guadagna molti soldi deve anche render conto agli azionisti del proprio operato (nei Paesi seri) e non mangia contemporaneamente a due greppie: i contratti deluxe del libero mercato e le sicurezze del sistema pubblico.

Ed ecco che Palazzo Madama aveva approvato, all'articolo 144 della Finanziaria, le seguenti regole: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (...) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioè 275 mila euro l'anno. Chiaro? Chiarissimo: il limite valeva per tutti (tutti) gli stipendi pagati con soldi pubblici. Compresi «i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, i presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, i dirigenti». E se per trattenere Fiorello o strappare Gerry Scotti a Mediaset la Rai fosse costretta a offrire più della concorrenza? Previsto anche questo: «Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d'opera» se si tratta di «una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato in condizioni dì effettiva concorrenza ». E se invece si trattasse di strappare alla concorrenza non un cantante ma un grande manager che sul libero mercato potrebbe guadagnare tre, quattro o cinque volte di più? Anche queste eccezioni erano previste. Come eccezioni, però. Le nuove regole infatti, diceva l'articolo 144, «non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo non superiore a tre anni». Di più: dovevano ottenere la firma del capo del governo e rientrare «nel limite massimo di 25 unità. Corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità». Riassumendo: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato (quindi niente pensioni d'oro e niente liquidazioni stratosferiche) potevano guadagnare più di 275 mila euro l'anno. Tutti gli altri, sotto. E guai a chi faceva il furbo perché ogni contratto doveva d'ora in avanti essere trasparente. Di più: «In caso di violazione, l'amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare eccedente la cifra consentita».

Non bastasse, l'articolo fortissimamente voluto soprattutto da Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del libro «I costi della democrazia», metteva un altro candelotto sotto i privilegi di certi boiardi di Stato: il divieto del cumulo di poltrone, a meno che non accompagnato da una robusta decurtazione delle prebende. Insomma: una piccola grande rivoluzione. Che per la prima volta cercava di mettere ordine in un sistema che negli ultimi anni aveva lasciato i cittadini basiti davanti a casi clamorosi. Come quello di Giancarlo Cimoli, che guadagnava alle Ferrovie circa 1,5 milioni di euro l'anno e se ne andò, per andare a guadagnarne 2,7 all'Alitalia, con una liquidazione per «raggiungimento risultati » (il pareggio) di 6,7 milioni. O del suo successore Elio Catania, che per un paio di anni alle Ferrovie (lasciate con un buco di 2 miliardi e 155 milioni) incassò una buonuscita di 7 milioni. O ancora quello di Massimo Sarmi che alle Poste prende un milione e mezzo di euro l'anno cumulando le buste paga da amministratore delegato e di direttore generale. Per non dire di certi arbitrati, compensati con parcelle da capogiro. Tre per tutte? Quella spartita (in tre) dal collegio guidato dall'ex presidente del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia (1,4 milioni), quella finita al collegio presieduto dall'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo (1,3 milioni per due verdetti), quella incassata dal collegio pilotato da Marcello Arredi, capo del dipartimento Infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e presidente nel 2006 di un collegio incaricato di regolare una controversia fra l'Anas e l'Impregilo: 1,2 milioni. Soldi in più, oltre lo stipendio. Potevano i potentissimi Grand Commis accettare una sforbiciata del genere? No. E così, subito dopo l'approvazione in Senato, talpe sapienti hanno cominciato a rosicchiare l'articolo 144, a partire dai trattamenti alla Banca d'Italia, comma per comma, riga per riga. Risultato: la Commissione Bilancio della Camera, tra le proteste di una pattuglia di indignati guidata da Villone, ha praticamente fatto saltare tutti, ma proprio tutti, i punti centrali. E a meno che non intervenga il governo, tutto continuerà come prima. Anzi, peggio. Perché il messaggio all'opinione pubblica, dopo tante promesse, è uno solo: marameo.

Lo stesso marameo che, dalle bianche spiagge di Bali, lanciano agli italiani i componenti della affollatissima delegazione italiana al vertice mondiale sul clima: 52 persone. Dicono Alfonso Pecoraro Scanio e il suo staff che altre delegazioni sono ancora più numerose. E che l'altra volta, a Montreal, l'allora ministro Altero Matteoli si portò perfino due agenti di scorta. Sarà. Ma ci restano alcune curiosità: come mai, nel mucchio, oltre a tre rappresentanti del Comune di Milano, due della Regione Lazio, un assessore della Toscana e l'assessore all'Ambiente della Campania Luigi Nocera, riemerso per l'occasione dai cumuli di immondizia napoletana, ci sono solo due sindacalisti della Cgil e della Uil e nessuno della Cisl? Possibile che nessuno della Cisl, con una collana di orchidee al collo, avesse da dire qualcosa sul pianeta?

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
13 dicembre 2007

martedì 4 dicembre 2007

Esclusi eccellenti nei tagli ai costi della politica
La Finanziaria 2008 aumenta le risorse stanziate per Palazzo Chigi

Un dossier dell'ufficio studi della Camera preparato per la commissione Affari costituzionali guidata da Luciano Violante, fa luce sugli aumenti delle spese della Presidenza del Consiglio, denunciando un incremento di 114 milioni di euro, rispetto alle previsioni assestate per il 2007.

Nel documento di Palazzo Chigi, riportato dal quotidiano economico Italia Oggi si legge infatti: «Le previsioni relative al funzionamento della Presidenza del Consiglio dei ministri sono oggetto del programma 21.3 del bilancio dello Stato e ammontano nel testo iniziale del disegno di legge di bilancio a 687.30 milioni di euro, con un incremento di 31.86 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2007.
A seguito dell'approvazione da parte del Senato della seconda nota di variazioni, le previsioni per il 2008 riferite al programma in esame hanno subito un ulteriore incremento di 141 milioni di euro e ora ammontano quindi a 828.30 milioni di euro».

Sommando gli "incrementi" delle risorse stanziate per la Presidenza del Consiglio per il 2008 si raggiungono i 172.8 milioni di euro, corrispondenti a un aumento che supera il 26 per cento. Una cifra che non manca di stupire, alla luce del fatto che le dimensioni della struttura sono rimaste immutate.

La manovra che prevede le importanti misure per la riduzione dei costi politici e amministrativi, vanterebbe dunque degli esclusi eccellenti proprio nel cuore del Palazzo?
I conti non smentiscono l'ipotesi: nel bilancio di previsione del 2007 per la spesa di organi costituzionali e a rilevanza costituzionale e per la presidenza del Consiglio dei ministri era stata prevista una spesa che superava di poco i 3 miliardi di euro, mentre per la stessa voce la Finanziaria 2008 prevede una spesa pari 3 miliardi e 233 milioni, ai quali sono stati aggiunti con gli ultimi emendamenti ulteriori 101 milioni di euro. A conti fatti, il risultato ammonta a un totale di 172 milioni di euro in più rispetto al 2007.