venerdì 25 gennaio 2008

FINALMENTE PRODI A CASA

Prodi sconfitto in Senato: cade il governo
Il premier al Quirinale: si è dimesso
Voto di fiducia: 161 i no 156 i sì. L'Udeur si spacca, con Cusumano che vota sì: rissa, insulti e lui sviene

Prodi durante l'intervento in Senato (Newpress)
ROMA - Non ce l'ha fatta. Il sogno di Romano Prodi si è infranto in Senato di fronte all'arida realtà dei numeri al termine di una lunga giornata cominciata con l'intervento del premier in Aula alle 15 e terminata con Prodi che alle 21 si è recato al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano . Il presidente del Consiglio e il suo governo non hanno ottenuto infatti la fiducia richiesta. Hanno votato no in 161, mentre i sì sono stati 156. Un senatore (Scalera) si è astenuto, mentre tre erano gli assenti (Andreotti, Pallaro e Pininfarina). Il premier non è rimasto per ascoltare l'esito del voto, ma durante la votazione è immediatamente tornato a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio è poi andato al Quirinale dove ha rimesso il mandato nelle mani del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è riservato di accettarle. Il Quirinale ha poi comunicato che da venerdì pomeriggio cominceranno le consultazioni, partendo dai presidenti di Camera e Senato a cui Prodi aveva comunicato telefonicamente le sue dimissioni.

LA GIORNATA - Il voto è arrivato al termine di una seduta ad alta tensione dove il premier aveva chiesto un voto di fiducia proprio per verificare l'esistenza di una maggioranza a sostegno del governo dopo la decisione dell'Udeur di uscire dall'esecutivo. E proprio la decisione di un senatore dell'Udeur, Nuccio Cusumano, di dare il proprio consenso al governo nonostante la posizione ufficiale del partito, schierato per il no, aveva causato un battibecco con scambio di violente accuse che si era concluso con un malore dello stesso Cusumano e con una sospensione della seduta per una decina di minuti.

venerdì 18 gennaio 2008

mercoledì 16 gennaio 2008

mastella&sandra



ARRESTI DOMICILIARI PER SANDRA LONARDO MASTELLA
Gip le contesta presunta concussione a dirigente ospedaliero
postato 2 ore fa
Napoli, 16 gen. (Apcom) - Il Gip di Santa Maria Capua Vetere, a quanto apprende Apcom, ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio Regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Il Gip, secondo quanto si è appreso, avrebbe ravvisato gli estremi di una tentata concussione in contrasti che ci sarebbero stati in passato con il direttore generale dell'ospedale di Caserta.

Un conflitto, quello fra la signora Mastella e il dirigente ospedaliero, che politicamente ha radici profonde: l'uomo era molto vicino ai Popolari-Udeur al momento della designazione mentre si è poi avvicinato al presidente della Provincia Sandro De Franciscis.

domenica 13 gennaio 2008

PRRR PRODI

Ex Presidente dell'IRI nominato dalla DC responsabile di una voragine nei conti dell'Ente opportunamente insabbiata, ha poi svenduto la Cirio e la SME per risanare il "bilancio" dell'IRI, si è arricchito alle spalle dello Stato con i falsi studi sui treni ad alta velocità e poi per scampare allo scandalo Mani Pulite è diventato amico dei comunisti. E' stato fatto Presidente del Consiglio per fare da paravento a D'Alema e si è inventato la Tassa sui Conti Correnti per tutti, la Tassa Unatantum sulle moto (700.000 Lire)e ci ha regalato l'Europa con la modica Tassa di 60.000 Lire a testa,e poi la Tassa sul medico di famiglia 80.000 Lire a testa, e poi ha messo anche L'IRAP che ha stangato le aziende sane del nostro Paese, per non dimenticare che non riuscendo a far quadrare la spesa pubblica entrando in Europa ha svenduto la Lira alla ormai famosa cifra di 1 Euro = 1936,27 Lire invece che 1.500 Lire affossandoci definitivamente, quello che è stato scaricato dai Comunisti come Capo della Commissione Europea e che ha permesso l'invasione dei prodotti Cinesi a basso costo e senza alcun controllo sul nostro mercato, nell'ultimo mese di Presidenza della Commissione Europea si è fatto la legge ad hoc che gli garantisce il 55% dello stipendio che aveva cioè 13.700 € mesili per non fare una mazza,e per fare il Presidente dell'Unione prende 1.000.000 di € come rimborso spese. Questa è solo la memooria storica, senza contare gli aggiustamenti fatti per aiutare figli e parenti vari (ma quello lo ha fatto anche Visco, Mastella ecc.. ecc..)

venerdì 4 gennaio 2008

LA CASTA

LA CASTA
Il Senato non approva i tagli:
lievitano gli stipendi dei deputati

Secondo un'indagine del Sole 24 ore ci sarebbe un dislivello tra le buste paga dei senatori e quelle dei deputati. La situazione rischia di innescare una serie di ricorsi che vanificherebbero i contenimenti dei costi della politica che erano stato il vanto del presidente Bertinotti
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* Sui voli di Stato i giornalisti pagheranno il biglietto

montecitorio Roma, 3 gennaio 2008 - I deputati potrebbero riavere gli aumenti in busta paga, che la Camera dei deputati aveva sospeso e che erano stati una delle principali decisioni vantate dall'attuale presidente Fausto Bertinotti, in direzione di un contenimento dei costi della politica. Lo scrive oggi il 'Sole 24 Ore', spiegando che "nulla è stato formalmente deciso", ma la questione è all'attenzione dei questori di Montecitorio.



"Paradossalmente - spiega il quotidiano della Confindustria - l'aumento deriva dal blocco degli aumenti stabilito dalla Finanziaria in ossequio alla richiesta di sobrietà di tutte le istituzioni". Questo perché il Senato non aveva preso una decisione analoga a quella della Camera, causando "un dislivello negli stipendi di deputati e senatori che, se non venisse rimosso, si trascinerebbe per altri cinque anni".



"La patata bollente - scrive ancora il Sole - è ora nelle mani di Fausto Bertinotti". Il rischio è che, se rimanesse il dislivello, deputati (e in futuro ex deputati, che si troverebbero il vitalizio decurtato) potrebbero fare ricorso per riavere la differenza, vanificando i risparmi. Tre le soluzioni: linea dura, lasciando intatta la differenza tra Camera e Senato, aumento in busta paga a fine gennaio, limitando i possibili ricorsi al solo periodo 2007, infine restituzione degli arretrati ai deputati anche per il 2007: scelta quest'ultima, sottolinea il quotidiano, che secondo gli stessi deputati questori sarebbe "malcompresa" dall'opinione pubblica.